IMMAGINI E METAFORE

english version

Nella sua declinazione simbolico-metaforica il linguaggio delle arti visive ha, come è ben noto, origini remotissime, storia eccelsa e destini ancora mutevoli.
Troppo forte e (co)stringente è - da sempre - l’esigenza di assegnare ad una immagine un significato allusivo altro,più o meno recondito, non appariscente... che necessita di essere indagato e svelato oltrepassando la soglia della percezione visiva immediata per avventurarsi lungo i sentieri - raramente facili - dell’interpretazione.
Secoli e millenni di figurazione hanno costruito un immenso patrimonio che, tutto assieme e per parti, è allo stesso tempo se stesso ed una miriade d’altri sensi, letture, ipotesi, allusioni esplicite o velate: al sacro, alla mitologia, agli umani sentimenti, ai grandi ed irrisolti interrogativi universali.

Il pensiero, nella sua immaterialità, trae dunque conforto e sostegno dall’immagine?

Come si potrebbero evocare l’ira, la tenerezza, il dolore, il sublime... se non ricorrendo a forme riconoscibili ed accettate come mezzo di comunicazione non verbale?

Di fronte ai quadri e (ancor più) alle sculture di Mariangela Albertin ed alla loro inequivocabile leggibilità esteriore mi sono ritrovato, per l’ennesima volta, a riflettere su questa curiosa circostanza: sto guardando qualcosa che mi trae in inganno. Cerco (e trovo) equilibrio compositivo, qualità esecutiva, armonia formale, gradevolezze di varia natura... ma non è tutto. Anzi: sarebbe opportuno dare per assodato una volta per tutte che questa sorta di accertamento di superficie altro non è se non l’inizio di un percorso attraente che conduce in quel territorio invisibile e difficilissimo da esplorare che è detto dei contenuti.
Come sempre il gioco si fa da subito affascinante: protagonista ricorrente della pittura di Mariangela è - pur con alcune varianti - un volto femminile qualche volta incorniciato da un velo di tipo monastico. Lo sguardo è fisso: sospeso ed immobile in un’attesa silenziosa e senza tempo, rimanda istintivamente alla sobria asciuttezza (del tutto priva di peculiarità fisiognomiche) di certa pittura bizantina cui tuttavia sia stato tolta l’esuberanza del colore.
Icone a tutti gli effetti che però nulla o ben poco concedono al decorativismo narrativo e ad una lettura di maniera della tradizione, scegliendo invece di evocare un’atmosfera mediativa e severa. Ossia: immagini che se da un lato rivelano una solida cultura iconografica, dall’altro procedono oltre la citazione letterale dando del sacro - o, meglio, della spiritualità - un’interpretazione non canonica, intima, assai poco declamata. Ed appunto per ciò convincente nella sua autenticità. Un’autenticità espressiva sorretta - ed è un pregio niente affatto trascurabile, anzi - da una tale consapevolezza del fare artistico che genera nell’artista quella bella (e rara) irrequietudine creativa che non le consente di adagiarsi; che le impone, invece, perlustrazioni sempre diverse, sospinta da nuove emozioni ed alla ricerca di un dire che più e meglio ed in profondità sia capace di dar forma ed interpretazione alle avventure del pensiero.
Per esempio, Mariangela Albertin passa con disinvoltura naturalezza dalla superficie bidimensionale allo spazio; dalla pittura alla scultura: là dove, siccome la materia vive soprattutto di energia e di luce, occorre reinventarsi il linguaggio, raggiungere e maturare, accanto ad una competenza esecutiva governata da leggi rigidissime, una sensibilità tutta particolare: una sorta di attitudine intellettuale complementare alla pratica della pittura.

Visti i risultati (opere cariche, frutto di manipolazioni decise, giocate su contrasti volumetrici e luministici quasi imperiosi), ritengo attendibile sostenere che per l’Artista - a parte l’interesse e la curiosità sempre vivi e vigili - accostarsi alla plastica sia stato qualcosa di assai simile ad un’esigenza espressiva poco meno che d’obbligo: infatti i valori simbolico-metaforici della sua pittura trovano nella tridimensionalità della scultura un momento di accentuata esaltazione, pur senza retorica né sovrapposizioni.
L’uno e l’altro modo, dunque, né si elidono a vicenda né si contraddicono: danno invece misura di una sintesi di lunga e feconda prospettiva.

Prof. Carlo Federico Teodoro


back home

IMAGES AND METAPHORES

italian version

In its symbolic declination, the language of Visual Art, it is well known that it has remote origins, exalted history and even so mutable destinies.
Too strong and mandatory is, from ever, the need to assign an allusive meaning to an Image more or less concealed, ostentatiousness which needs to be analysed and unveiled, passing over the border of the immediate visual perception to venture along the roads (rarely easy) of interpretation.
Centuries and Millenniums of figuration have built an Immense Wealth which in its entireness or in its partiality is at the same time itself and a multitude of different meanings, readings, comparisons, explicit or veiled allusions: referred to Sacredness, Mythology, Human Feelings and to the great and unsolved universal mysteries.

Thought, in its immateriality takes comfort and support from images?

Facing the paintings and (even more) the sculptures of Mariangela Albertin the inequivocal external legibility I found myself, once more, meditating on this curious circumstance : am I looking at something which is deceiving me?

I look for and find stable composition, executing quality, formal harmony, pleasantness of different origins…….. but it is not all.
In fact it would be due, given once and for all that this sort of verification of surface, other is not that the beginning of the attractive itinerary which leads to that invisible territory known as "contents" which is extremely difficult to explore. As always the game becomes fascinating : The Recurring Protagonist of the paintings of Mariangela is: - even though with some variations - a feminine visage occasionally framed with a monastic veil. A fixed gaze, floating and motionless in silent timeless wait, forwards instinctively to the sober dryness (totally absent of any physiognomic pecularities) of certain byzantine painting to which though it takes away the exuberance of colour.

Icons to all effects though they leave little or nothing to narrating decorativism or to the traditional way of reading, choosing instead the diffusion of a severe and meditative atmosphere.

Therefore, images which if on one side they reveal a solid iconographic sacred culture, on the other side they proceed beyond the litteral citation providing holyness, or better, a spirituality, a non-canonical interpretation, intimate, slightly declaimed.
And it is therefore due to this convincement in its authenticity. An expressive backed genuineness. It is a non trascurable merit, reinforced from an internal consciousness of artistry which generated that beautiful and rare creative restlessness which does not consent idleness but which instead compels her to explore new worlds pushed by new emotions and the search of a way which more and better and in depth is able to provide form and interpretation to the adventures of thought.
For example, Mariangela moves with spontaneous know-how from bidemensional to space; from painting to sculpture : heather where matter lives above all of energy and light, it is necessary to reinvent the language, reach and develop, side by side with an executive competence governed by rigid laws, a very particular sensibility : a sort of intellectual attitude complementary to the practice of painting.

Evidenced by the results (creations realised through manipulations played on volumetric and lightful contrasts almost imperative) I feel it is reliable to assert that for the artist – involvement and curiosity-always alive and alert – approaching plastic has been something close to an expressive requirement little less than a duty: in fact the symbol-metaphorical values of the paintings find in the three-dimensionality of the sculptures a moment of accentuated exaltation, though without rethorics or overexposures.
Both ways therefore do not elude neither contradict each other: they instead give the measure of a synthesis of a long and fertile prospectiveness.

Prof. Carlo Federico Teodoro


back home